Nella località di San Benedetto Po in provincia di Mantova il 2007 e il 2008 sono dedicati al complesso benedettino che compie 1000 anni.
Eventi, incontri e visite coinvolgeranno tutti quei visitatori che vorranno ritrovare la spiritualità del luogo e conoscerne la storia plurisecolare.
CHE COSA E’ IL POLIRONE?
SAN BENEDETTO PO: IL MONASTERO COMPIE MILLE ANNI
L’incontro di due fiumi, il Po e il Lirone e al centro del loro abbraccio un’isola popolata di boschi, paludi, strade scoscese e impraticabili, cervi, lupi e animali selvatici d’ogni sorta. Era questo il paesaggio che si presentava agli occhi del viandante che mille anni fa raggiungeva, non senza difficoltà, l’isola di Polirone nel mezzo della Pianura Padana. In questo luogo dalla natura ostile, crocevia tra i territori di Mantova, Modena e Reggio Emilia, i piedi stanchi del viaggiatore si potevano fermare e trovare ospitalità e ristoro presso un monastero di frati benedettini che, nel rispetto della Regola, scandivano le proprie giornate col sudore del lavoro, la preghiera e la meditazione dei Testi Sacri. È il monastero di Polirone voluto nel 1007 dal marchese Tedaldo di Canossa, lo stesso che San Simeone, venuto dall’Armenia dopo una vita da eremita e di pellegrinaggio, scelse per trascorrere l’ultimo tratto del suo percorso terreno e che Matilde di Canossa elesse quale rifugio per il suo riposo eterno.
Oggi il paesaggio è cambiato, anche grazie all’opera di bonifica iniziata proprio dai benedettini per risanare e rendere coltivabile la Pianura e per governare le acque del Grande Fiume. Tuttavia, quando in lontananza le guglie del campanile ci avvertono che stiamo giungendo a San Benedetto Po, la sensazione è che l’atmosfera di raccoglimento, di spiritualità e di stupore di fronte alla grandezza artistica degli edifici del complesso monastico, sia tuttora viva in quegli stessi luoghi.
Oggi come mille anni fa, il monastero apre le sue porte ai viandanti di tutto il mondo, offrendo in dono ai nostri occhi e alla nostra anima il suo fascino senza tempo e i suoi tesori dall’inestimabile valore.
Una passeggiata attraverso i chiostri permette di immergersi subito nel cuore del complesso polironiano: il Chiostro dei Secolari, con la foresteria e lo scalone del Barberini, rappresenta l’entrata del monastero; attraversandolo si raggiunge il Chiostro di San Simeone con lo Scriptorium, la Biblioteca monastica e la sala del Capitolo che collega al Chiostro di San Benedetto sul fianco destro della Basilica. La mente corre alle vicende storiche che si sono svolte in questi stessi luoghi: la presenza dei Canossa, dei Gonzaga e di abati illuminati come Gregorio Cortese, l’affiliazione a Cluny e in un secondo momento alla Congregazione di Santa Giustina da Padova, l’avvicendarsi di momenti di splendore artistico e spirituale ed altri di decadenza dovuta alle alluvioni del Po, pestilenze e crisi economiche e dei costumi fino alla soppressione del monastero nel 1797. Oltre a ripercorrere le fasi costruttive e storiche che nei secoli hanno portato alla configurazione attuale del complesso, sarà anche possibile rivivere i momenti più significativi che caratterizzavano la vita monastica tra lavoro, accoglienza, preghiera e cura degli ammalati.
Appena usciti dal Chiostro di San Benedetto, il nostro sguardo è subito catturato dall’imponenza della Basilica davanti alla quale si respira quell’atmosfera di meraviglia che solo secoli di storia e di arte sanno donare. Fu Giulio Romano, chiamato dall’abate Gregorio Cortese a Polirone nella prima metà del Cinquecento, a dirigere i lavori di restauro, mettendo la sua arte al servizio della fede e lasciando l’indelebile impronta del suo genio sulla Basilica. L’interno, popolato dalle statue in terracotta di Begarelli e dalle tele dello Zimengoli, è un trionfo di giochi di luce ed ombra che creano suggestione e stupore e ci guidano nella scoperta dei tesori dell’Abbazia fino a condurci alla splendida chiesa di Santa Maria, che, con i suoi preziosi mosaici pavimentali, era il luogo in cui si celebravano i riti funebri per i monaci defunti.
Il complesso monastico offre poi numerosi altri edifici degni di nota per la loro suggestione come il Refettorio, la cui parete di fondo presenta un monumentale affresco, opera di Correggio, che si completa con una tela di Bonsignori raffigurante l’Ultima Cena. In occasione del Millenario sono inoltre stati recuperati ambienti fino ad ora chiusi al pubblico come l’imponente Cantinone nei sotterranei dell’Infermeria Nuova allestito con isole tematiche riguardanti la vita monastica, la Biblioteca che reca ancora oggi i segni delle scaffalature che raccoglievano i libri e infine la Sala Capitolare, vero e proprio centro operativo del monastero attraverso il quale passavano tutte le decisioni riguardanti la vita dei monaci.
Mille anni di storia, secoli di arte, emergenze uniche e presenze fondamentali: tutto questo si respira tra le mura del Polirone, pronto ad offrirsi ai suoi visitatori con lo stesso spirito di accoglienza che abbracciava il monastero di San Benedetto Po fin dalle sue origini.
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